Industria mineraria: le misure di sicurezza adatte

L’industria mineraria è una attività legata al settore estrattivo: i lavoratori di questo settore sono ben coscienti di svolgere mansioni ad alto rischio e di mettere, quindi, a rischio ogni giorno la loro sicurezza e la loro salute.

L’importante tematica della sicurezza e della salute nei lavori riguardanti il settore estrattivo è regolamentato da tre diverse e fondamentali norme di legge, che sono:

  • il Decreto del Presidente della Repubblica del 9 aprile 1959, n. 158;
  • il Decreto Legislativo del 25 novembre 1996, n. 624;
  • il Decreto Legislativo del 9 aprile 2008, n. 81.

Di queste tre norme di legge, quella a cui faremo più riferimento è senza dubbio la seconda, datata 1996, in quanto, letteralmente, “”prescrive le misure per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nelle attività estrattive di sostanze minerali“”. All’interno di questa particolare ed importante norma di legge, si trovano quindi tutte le normative riguardanti la prevenzione di eventuali infortuni e di eventuali malattie professionali, legate proprio all’esecuzione di questo tipo di attività lavorativa.

Per saperne di più su tutto ciò che concerne le misure di sicurezza adatte e studiate per l’industria mineraria, continuate a leggere questo articolo.

La valutazione dei rischi all’interno dell’industria mineraria

Importantissima, dal punto di vista della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, è la valutazione dei rischi all’interno dell’industria mineraria. Attraverso questa valutazione dei rischi, infatti, è possibile prevedere quali sono i rischi che i lavoratori corrono, svolgendo le diverse mansioni a lui affidate.

Per il settore estrattivo e per l’industria mineraria, la valutazione dei rischi prende il nome di Documento di Sicurezza e Salute (meglio noto attraverso il suo acronimo DDS), all’interno del quale sono raccolte, appunto, le informazioni relative ai vari ed eventuali rischi. Questo Documento di Sicurezza e Salute, inoltre, deve rispettare ulteriori regole e normative e, cioè, deve:

  • riportare le misure e le modalità operative per la gestione della sicurezza sul lavoro, durante le varie attività estrattive;
  • essere aggiornato costantemente, seguendo le eventuali modifiche e gli eventuali aggiornamenti dei luoghi di lavoro, modifiche ed aggiornamenti che potrebbero portare all’origine di nuovi potenziali rischi per i lavoratori. Inoltre, il Documento di Sicurezza e Salute deve essere aggiornato anche a fronte di sfortunati casi di incidenti o di infortuni.

Ma chi si occupa di scrivere il Documento di Sicurezza e Salute? Questo compito spetta al datore di lavoro, il quale, prima di redigere il Documento di Sicurezza e Salute, si avvale della collaborazione del Servizio di Prevenzione e di Protezione e della collaborazione di medici del lavoro. Non basta, però, che il datore di lavoro rediga questo Documento di Sicurezza e Salute: il DSS necessita, successivamente, la verifica e la supervisione di altre figure professionali, quali il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (meglio noto come RSPP), i sorveglianti sanitari e i rappresentanti dei lavoratori. Infine, il Documento di Sicurezza e Salute viene sottoscritto dal direttore responsabile.

I piani generali di sicurezza all’interno dell’industria mineraria

Oltre al Documento di Sicurezza e Salute, per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro dell’industria mineraria, giocano un ruolo fondamentale anche i piani generali di sicurezza.

All’interno di questi piani generali di sicurezza s trovano le varie misure da adottare per ridurre al minimo o per eliminare completamente i rischi legati alle attività estrattive. Tra queste misure, menzioniamo le principali, che sono:

  • l’impiego di adeguate attrezzature di sicurezza, le quali servono a prevenire eventuali incidenti ed infortuni;
  • la protezione in caso di incendi, che includono anche i mezzi di evacuazione e di salvataggio studiati appositamente per i lavoratori di questo settore;
  • sistemi di comunicazione, di avvertimento e di allarme, nel caso in cui si sia in presenza di un pericolo e sia necessario avvertire le opportune autorità o, semplicemente, sia necessario avvertire i propri colleghi;
  • le esercitazioni di sicurezza, utili a comprendere i comportamenti da avere e gli accorgimenti utili in caso di infortunio o di pericolo;
  • i criteri per l’addestramento in caso di emergenza, che si collegano alle esercitazioni di sicurezza, in quanto sono utili a far capire ai lavoratori come comportarsi in caso di bisogno;
  • le organizzazione del servizio di salvataggio, utile nel caso in cui i lavoratori si trovassero in pericolo e avessero necessità di essere, appunto, salvati;
  • i comandi a distanza in caso di emergenza, da conoscere alla perfezione nel caso in cui non ci fosse la possibilità di subentrare con un servizio di salvataggio.

I lavoratori devono ovviamente essere informati circa tutto ciò che è stato detto in questo articolo, sia per quanto riguarda la valutazione dei rischi sia per quanto riguarda i piani generali di sicurezza: solamente così è possibile scongiurare il rischio di incidenti e di infortuni, in modo tala da salvaguardare la salute dei lavoratori, i quali sono tenuti ad osservare scrupolosamente tutte le normative relative a questo importante settore lavorativo.

Come deve essere una postazione di lavoro

Il tema della sicurezza sul luogo di lavoro è fondamentale, a prescindere da quale sia la mansione e le operazioni svolte dal lavoratore.

Anche per quanto riguarda i lavori di ufficio, è stato stilato un documento dedicato alla tutela della sicurezza sul lavoro nelle varie attività: questo documento si chiama La sicurezza in ufficio ed è stato redatto dall’Ufficio Speciale Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Roma “”La Sapienza””. All’interno di questo documento, ci si sofferma sull’importanza di un’adeguata progettazione della postazione di lavoro e di una corretta applicazione del principio di ergonomia, che sta alla base del rapporto tra il lavoratore e la sua prestazione lavorativa.

Una parte essenziale di questo documento tratta di alcuni importanti parametri fisici, tra cui è presente anche l’illuminazione, che gioca un ruolo fondamentale nella tutela del lavoratore. Più nello specifico, nel documento è riportato che la postazione di lavoro deve essere adeguatamente collocata, tenendo in considerazione le lampade e le superfici riflettenti, responsabili di eventuali fenomeni di abbagliamento, i quali potrebbero provocare un affaticamento visivo.

Quella dell’illuminazione è solamente una delle caratteristiche essenziali per la progettazione di una postazione di lavoro ideale; vedremo insieme le altre nel prossimo paragrafo.

Le caratteristiche ideali della postazione di lavoro

Le caratteristiche ideali della postazione di lavoro sono ben specificate all’interno del documento La sicurezza in ufficio e sono tutte studiate per garantire la tutela di sicurezza e salute sul lavoro. Vediamole insieme.

Iniziamo con le caratteristiche del piano di lavoro, cioè la scrivania.

  • Deve presentare una superficie non riflettente e deve essere stabile.
  • Le dimensioni della profondità della scrivania devono essere sufficienti a predisporre un giusto posizionamento di tutti gli strumenti utili al lavoro, che sono lo schermo, la tastiera, il mouse e gli altri vari accessori. Questo aspetto è importante anche per assicurare la giusta distanza visiva tra il lavoratore e lo schermo.
  • L’altezza del piano di lavoro deve essere regolata tra i 70 e gli 80 centimetri, per permettere l’alloggiamento degli arti inferiori del lavoratore.

Altre caratteristiche essenziali riguardano gli altri elementi della postazione di lavoro.

  • Il sedile su cui si lavora deve essere stabile, deve avere un’altezza regolabile rispetto all’altezza del lavoratore e deve essere dotato di un meccanismo girevole che faciliti i vari movimenti.
  • Anche lo schienale deve essere di supporto alla zona dorso-lombare del lavoratore e deve predisporre di un’altezza e di un’inclinazione regolabili.
  • Un poggiapiedi deve essere messo a disposizione di ogni lavoratore, che può decidere liberamente di farne uso, per poter assumere una postura corretta anche degli arti inferiori.

All’interno di questo documento, si trovano anche delle precise indicazioni per quanto riguarda i vari strumenti di lavoro.

  • Iniziamo dallo schermo, che deve avere una buona definizione dell’immagine e che deve essere inclinabile per adeguarsi alle esigenze del lavoratore. Per evitare l’affaticamento della vista, inoltre, non deve assolutamente presentare riflessi o riverberi di luce e deve garantire il corretto contrasto tra i caratteri e lo sfondo.
  • La tastiera deve essere anch’essa regolabile a seconda delle necessità del lavoratore e deve essere separata dallo schermo. Inoltre, sempre al fine di preservare le capacità visive del lavoratore, i tasti devono essere ben leggibili e la superficie deve essere opaca, per evitare eventuali riflessi di luce.
  • Il mouse deve essere posizionato sulla stessa linea della tastiera, in una posizione facilmente raggiungibile dal lavoratore.
  • Anche eventuali documenti cartacei devono essere posti sullo stesso piano dello schermo, della tastiera e del mouse, così da evitare repentini movimenti della testa e degli occhi.

In ultimo, è importante anche tenere in considerazione la distanza tra le scrivanie presenti nell’ufficio, che deve essere di almeno 80 centimetri. Nel caso in cui dietro alla scrivania del lavoratore si trovi un armadio, questa distanza viene aumentata di 30 centimetri, raggiungendo così 110 centimetri totali, che possano consentire di aprire e chiudere le ante dell’armadio in totale sicurezza.

Chi si occupa del controllo della postazione di lavoro

Tutte queste caratteristiche, essenziali per il principio di ergonomia ed essenziali per fare in modo che i lavoratori d’ufficio abbiano modo di prestare il loro servizio in tutta sicurezza, devono essere riportate all’interno dei piani generali di sicurezza.

Ma chi si occupa della stesura dei piani generali di sicurezza? Solitamente è compito del RSPP esterno, cioè del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Studiando le varie normative e i vari studi condotti sul tema della sicurezza sul luogo di lavoro, il RSPP deve progettare un piano generale di sicurezza, che metta al primo posto la tutela della salute del lavoratore.

Oltre ad occuparsi di questa stesura, il RSPP ha anche il compito di controllare che le misure e le regole presenti all’interno dei vari piani di sicurezza siano rispettate perfettamente da tutti i lavoratori, allo scopo di preservare la loto sicurezza e la loro salute.

I decreti sulle manovre antincendio

Durante il mese di settembre del 2021, il Governo Italiano ha introdotto tre nuovi decreti in merito alle  manovre anti-incendio, con lo scopo di rinnovare il vecchio Decreto Ministeriale 10 marzo 1998, il quale è stato fino ad ora il punto di riferimento sulle misure di prevenzione e di protezione in caso di incendio sul posto di lavoro.

In questi tre nuovi decreti, che andremo ad analizzare nel dettaglio nel corso del prossimo paragrafo, il Governo Italiano si è concentrato sugli aspetti fondamentali della gestione della sicurezza anti-incendio, che sono i seguenti:

  • gestione della sicurezza anti-incendio in esercizio;
  • gestione della sicurezza anti-incendio in emergenza;
  • idoneità tecnica degli addetti al servizio anti-incendio;
  • corsi di formazione e di aggiornamento anti-incendio per questi addetti al servizio anti-incendio;
  • corsi di formazione e di aggiornamento anti-incendio per i docenti dei corsi anti-incendio.

Nel corso di questo articolo, definiremo quali sono i nuovi decreti sulle manovre anti-incendio e capiremo quali cambiamenti hanno apportato (o apporteranno) questi stessi nuovi decreti.

Quali sono i nuovi decreti sulle manovre anti-incendio

Entriamo nel merito di questi tre nuovi decreti sulle manovre anti-incendio, presentandoli uno per uno e capendo di che cosa trattano nello specifico. Prima di iniziare, però, va detto che questi tre nuovi decreti sono entrati in vigore il 25 settembre 2022 e rappresentano un passo in più rispetto a dove eravamo rimasti in tema di tutela della sicurezza sul lavoro.

Il primo decreto di cui parleremo è il Decreto Ministeriale 1 settembre 2021, che pone la sua attenzione sul controllo degli impianti e dei vari sistemi anti-incendio, utilizzati ovviamente nel contesto lavorativo. Più nello specifico, all’interno di questo Decreto Ministeriale, si fa riferimento alle manutenzioni periodiche da effettuare a tutti i vari sistemi di sicurezza e alle qualifiche e alle certificazioni dei tecnici incaricati di effettuare queste manutenzioni. In ultimo, si danno importanti indicazioni anche per quanto riguarda la sorveglianza di questi stessi sistemi e al registro dei controlli, all’interno del quale vanno riportati tutti i dati relativi alle manutenzioni eseguite.

Il secondo decreto è il Decreto Ministeriale 2 settembre 2021, che riporta come tema principale i criteri della gestione di sicurezza sul lavoro: in questo senso, una particolare attenzione è dedicata alle operazioni da effettuare nel caso in cui si dovesse presentare un’emergenza e, quindi, ai vari aspetti dei piani generali di sicurezza. Un altro aspetto molto importante legato a questo Decreto Ministeriale è quello della formazione e degli aggiornamenti riguardanti le manovre anti-incendio sul luogo di lavoro.

Il terzo e ultimo decreto è il Decreto Ministeriale 3 settembre 2021, che introduce nuovi criteri, in questo caso atti a evitare che un eventuale incendio si verifichi; oltre a questi criteri, ne vengono introdotti anche altri, utili a capire come gestire e limitare le conseguenze di questo eventuale incendio. A questo proposito, è molto importante effettuare tempestivamente una valutazione dei rischi di incendio legati ad un determinato luogo di lavoro.

Quali sono i cambiamenti legati ai nuovi decreti sulle manovre anti-incendio

I cambiamenti legati a questi nuovi decreti sulle manovre anti-incendio sono già stati introdotti in questo articolo, più precisamente nel paragrafo precedente a questo, quando abbiamo descritto ed analizzato le varie novità introdotte proprio da questi decreti. In questo paragrafo, invece, ci dedicheremo ad analizzare più dettagliatamente questi vari cambiamenti.

Il primo di questi cambiamenti che andremo ad analizzare fa parte del Decreto Ministeriale 2 settembre 2021e riguarda la formazione anti-incendio: infatti, con questo decreto, i corsi anti-incendio cambiano nome e vengono ordinati in base al livello di rischio di incendio.

  • Abbiamo l’attività livello 1, che si riferisce a quelle attività in cui il rischio di incendio è relativamente basso.
  • Poi abbiamo l’attività livello 2, in cui troviamo attività con un rischio di incendio più alto.
  • Infine, abbiamo l’attività livello 3, di cui fanno parte tutte quelle attività con il rischio più alto di incendio.

Sempre all’interno del Decreto Ministeriale 2 settembre, si fa riferimento ai corsi di formazione destinati alle varie figure lavorative, ai quali sono state apportate diverse modifiche.

Per quanto riguarda la formazione degli addetti anti-incendio, vengono introdotte diverse novità, tra cui:

  • l’obbligo di aggiornamento ogni cinque anni;
  • lo svolgimento di una prova pratica, a prescindere dal livello dell’attività;
  • la modifica dei programmi dei corsi di formazione e di aggiornamento, che presentano un nuovo nome a seconda del livello di attività a cui sono rivolti.

In ultimo, analizziamo i cambiamenti che riguardano la formazione dei docenti anti-incendio, i quali devono seguire corsi di formazione, atti a formare il resto dei lavoratori. Questi corsi per i docenti sono tenuti dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e hanno termine solo con una prova finale, che include un test scritto e un test orale. I corsi per i docenti, inoltre, si dividono in tre categorie.

  • Corso di tipo A: questo corso è utile ad ottenere l’abilitazione per svolgere i moduli teorici e pratici previsti per la formazione degli addetti anti-incendio.
  • Corso di tipo B: questo corso è studiato per abilitare i docenti alla formazione esclusivamente teorica degli addetti anti-incendio.
  • Corso di tipo C: questo corso, invece, abilita i docenti alla formazione pratica degli addetti anti-incendio.

Come diventare online un esperto sulla formazione aziendale

La formazione aziendale ha un ruolo sempre più preponderante per quanto riguarda le tematiche che ruotano intorno al lavoro e alla sicurezza sul posto di lavoro: per questo motivo, molti professionisti si chiedono come diventare un esperto della formazione aziendale online, in maniera tale da essere utile a molti colleghi e anche ai propri collaboratori o ai propri dipendenti.

Per ricoprire il ruolo di esperto sulla formazione aziendale, è necessario prima di tutto ricevere una formazione, attraverso alcuni corsi da frequentare, sulla base di conoscenze pregresse e di cui chi vuole diventare un esperto sulla formazione aziendale deve essere già in possesso.

Ma chi è l’esperto sulla formazione aziendale? E cosa fa? Lo scopriremo nel dettaglio all’interno del prossimo paragrafo, che verrà seguito da un ulteriore approfondimento su come specializzarsi in queste determinate tematiche, specializzazione che, come vedremo, si può conseguire anche online.

Chi è l’esperto sulla formazione aziendale e quali sono i suoi ruoli

Quella dell’esperto sulla formazione aziendale è una professione molto importante e rappresenta una figura fondamentale all’interno di qualunque azienda. Per quanto concerne i suoi ruoli, l’esperto sulla formazione aziendale svolge diverse funzioni all’interno di una azienda: tra queste abbiamo lo sviluppo e l’innovazione di vecchie e di nuove competenze tra i dipendenti di tutti i settori dell’azienda.

Un esempio di esperto sulla formazione aziendale è senza dubbio la figura del Preposto Torino alla Sicurezza, il quale ha il ruolo di organizzare le varie attività lavorative e di garantirne e di verificarne la corretta esecuzione da parte dei lavoratori dipendenti.

Quella del Preposto alla Sicurezza, però, è solamente una delle figure e uno dei ruoli assimilabili all’esperto sulla formazione aziendale. Tra gli altri compiti di un esperto sulla formazione aziendale abbiamo:

  • l’analisi delle eventuali esigenze e degli eventuali bisogni di formazione, sia dei lavoratori dipendenti presi singolarmente sia dei lavoratori dipendenti come unità di squadra;
  • la soddisfazione di queste esigenze e di questi bisogni di formazione, per cui è necessario pianificare i vari interventi e i vari corsi di formazione, che possono essere effettuati sia in presenza sia a distanza;
  • questi interventi e questi corsi di formazione comportano, ovviamente, dei costi e un esperto sulla formazione aziendale deve occuparsi anche del reperimento dei fondi per il finanziamento di queste attività formative;
  • inoltre, questi interventi e questi corsi necessitano anche di esperti in questo settore, che vanno coinvolti da un esperto sulla formazione aziendale per eseguire queste diverse attività formative;
  • con questi esperti del settore, vanno intrapresi e mantenuti rapporti di collaborazione, anch’essi curati da un esperto sulla formazione aziendale;
  • l’esperto sulla formazione aziendale, inoltre, può occuparsi in prima persona dell’erogazione di questi interventi e di questi corsi di formazione;
  • in ultimo, questi interventi e questi corsi di formazione necessitano di un monitoraggio, attraverso cui è possibile analizzare e valutare i risultati, sia a livello del dipendente singolo sia a livello dell’intera squadra di lavoro.

Questi sono solamente alcuni dei compiti svolti da un esperto sulla formazione aziendale, il quale è un ruolo specifico molto importante, che necessita di determinati requisiti. Capiamo insieme quali sono questi requisiti nel prossimo paragrafo.

I requisiti minimi per diventare un esperto sulla formazione aziendale online

Chi desidera diventare esperto sulla formazione aziendale, un ruolo che trova occupazione in diversi settori, tra cui le aziende e le società, ma che può trovare occupazione anche in qualità di libero professionista, necessita di sviluppare diverse competenze e necessita di presentare diversi requisiti.

Prima di elencare questi requisiti e queste competenze, è necessario fare una doverosa premessa: si può diventare un esperto sulla formazione aziendale anche online, seguendo e frequentando diversi corsi online a questo scopo. Tra gli altri requisiti minimi abbiamo, inoltre: un diploma di laurea e la conoscenza perfetta della lingua inglese.

Per quanto riguarda le altre competenze, un esperto sulla formazione aziendale, visti anche i suoi compiti, deve essere un grande ascoltatore e un altrettanto grande comunicatore; inoltre, deve conoscere perfettamente anche le modalità per le richieste delle varie tipologie di finanziamenti, utili per attivare i vari corsi di formazione.

Essenziale, infine, è che un esperto sulla formazione aziendale sia preparato per quanto riguarda i processi di apprendimento e per quanto riguarda il funzionamento delle varie aziende e delle varie organizzazioni lavorative (con un occhio di riguardo per il tema della sicurezza sul lavoro).

In altre parole, le competenze e i requisiti minimi richiesti ad un esperto sulla formazione aziendale non sono altro che le capacità implicite rispetto alle mansioni e ai compiti che abbiamo elencato nel paragrafo precedente: oltre a quello che già abbiamo detto, deve essere, dunque, anche in grado di monitorare e di verificare i vari interventi di formazione, al fine di migliorare (se necessario) la gestione della formazione aziendale da tutti i punti di vista, quindi sia dal suo sia da quello dei lavoratori.

Le norme di sicurezza durante l’alternanza scuola-lavoro

Per quanto riguarda l’alternanza scuola- lavoro, il documento a cui far riferimento è il Decreto 3 novembre 2017, n. 195, che al suo interno contiene a sua volta un testo importantissimo circa questo argomento, ovvero il Regolamento recante la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro e le modalità di applicazione della normativa per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro.

Questo decreto e, ancora più nello specifico, questo regolamento – come dice il suo stesso titolo – si occupano, oltre che di descrivere e definire quale sia il significato del periodo di alternanza scuola-lavoro, anche l’importanza che questo percorso venga svolto nel rispetto della salute e della sicurezza degli studenti-lavoratori.

Gli studenti che svolgono questo percorso di alternanza-lavoro, infatti, fuori dalla loro Istituzione Scolastica, sono considerati a tutti gli effetti dei lavoratori e, in quanto tali, devono rispettare gli stessi obblighi e gli stessi adempimenti, soprattutto per quello che riguarda la loro stessa salute e la loro stessa sicurezza. Il percorso, a tutti gli effetti formativo, dell’alternanza scuola-lavoro è un ottimo strumento, che permette ai giovani studenti di avere un primo approccio con il più adulto mondo lavorativo e di prestare la giusta attenzione proprio alla tematica della salute e della sicurezza sul posto di lavoro.

Oltre agli studenti, che devono salvaguardare la loro sicurezza e la loro salute, chi altro si occupa di questo importante tema e del controllo sugli studenti-lavoratori? Continuate a leggere questo articolo e lo scoprirete nel prossimo paragrafo; concluderemo, poi, esplicando quali sono i metodi per garantire questa sicurezza durante l’alternanza scuola-lavoro.

Chi si occupa del tema sicurezza durante l’alternanza scuola-lavoro

Come abbiamo detto, gli studenti che affrontano il percorso formativo dell’alternanza scuola-lavoro sono da considerarsi dei veri e propri lavoratori e, in qualità di lavoratori, devono prestare particolare attenzione al tema della sicurezza sul lavoro, un tema sempre molto importante e pregno di moltissimi aspetti.

Ad occuparsi, più nello specifico, di questo tema, è senza dubbio il dirigente scolastico, il quale ha il compito di organizzare ed erogare specifici e studiati corsi di formazione, destinati ai lavoratori-studenti e inerenti il tema della tutela di salute e di sicurezza sul posto di lavoro; un secondo compito del dirigente scolastico, inoltre, è quello di scegliere le aziende, in cui gli studenti presteranno servizio, in base al loro livello di sicurezza.

Gli altri obblighi riguardano, invece, la scuola e l’azienda stessa.

Per quanto riguarda la scuola, tra i suoi compiti abbiamo:

  • le garanzie assicurative degli studenti-lavoratori contro gli infortuni e le malattie professionali, entrambi legati al mondo del lavoro;
  • la formazione generale, stabilita e progettata dal dirigente scolastico in persona.

Per quanto riguarda l’azienda, invece, ecco quali sono le sue mansioni:

  • la valutazione dei rischi, di cui devono essere a conoscenza anche gli studenti-lavoratori che si apprestano a svolgere queste attività lavorative;
  • l’informazione dello studente-lavoratore circa l’azienda per cui presterà servizio e circa i rischi che si possono correre svolgendo le sue mansioni;
  • la distribuzione dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), come previsto dalla stessa attività e dai piani generali di sicurezza;
  • l’osservanza degli obblighi di legge e, quindi, di tutte le normative sul tema della tutela della salute e della sicurezza;
  • la sorveglianza sanitaria dello studente-lavoratore, attraverso cui il lavoro e le varie attività di quest’ultimo sono sempre controllate e monitorate;
  • un tutor aziendale, sempre a disposizione dello studente-lavoratore.

Come garantire la sicurezza degli studenti-lavoratori durante l’alternanza scuola-lavoro

Garantire la sicurezza degli studenti-lavoratori durante l’alternanza scuola-lavoro, quindi, è compito della scuola (rappresentata dalla figura del dirigente scolastico) e dell’azienda in cui lo studente-lavoratore presterà il suo servizio.

Ma come si può garantire questa sicurezza sul lavoro? Innanzitutto, calcolando un numero di partecipanti idoneo al luogo di lavoro e al numero di tutor a disposizione: nello specifico, è stato determinato che gli studenti non possono essere più di cinque per un tutor, se l’attività è considerata ad alto rischio; gli studenti non possono essere più di otto per un tutor, se l’attività è considerata a rischio medio; gli studenti non possono essere più di dodici per un tutor, se l’attività è considerata a basso rischio.

Inoltre, per garantire la sicurezza degli studenti-lavoratori durante l’alternanza scuola-lavoro, è necessario che gli studenti-lavoratori abbiano a loro disposizione, oltre ad un tutor, anche la sorveglianza sanitaria e tutti i dispositivi di protezione necessari per svolgere le loro mansioni in totale sicurezza. Non dimentichiamoci, infine, del percorso di formazione che gli studenti-lavoratori sono tenuti a seguire, attraverso corsi di formazione specifici sul tema della sicurezza sul lavoro, al fine di essere coscienti delle mansioni che andranno a svolgere, degli eventuali rischi che potrebbero correre (studiati scrupolosamente durante la valutazione rischi) e dei piani generali di sicurezza, studiati appositamente per scongiurare questi eventuali rischi.

I rischi biologici in un’attività agro-zootecniche

Il 19 aprile 2022, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (meglio conosciuto attraverso il suo acronimo INAIL) ha pubblicato un documento, dal titolo “”Rischio biologico nelle attività agro-zootecniche””. In questo documento, vengono analizzati tutti i vari rischi biologici nelle attività, appunto, agro-zootecniche e sono state raccolte la normativa, la valutazione dei rischi e le misure di prevenzione sul lavoro di questo settore.

Nel dettaglio, questo documento è suddiviso in diverse sezioni.

  • La prima è una sezione generale, che riguarda la normativa in vigore per quanto riguarda la tematica della salute sul luogo di lavoro e in cui vengono presentati i concetti di pericolo, di rischio e di danno insieme alla valutazione dei rischi.
  • A seguire, vi è una sezione tecnica, all’interno della quale vengono elencate e presentate le misure di prevenzione e di protezione che devono essere applicate durante le varie attività. In questa sezione, si trova anche la descrizione delle caratteristiche degli agenti biologici più reperibili nell’ambito agro-zootecnico e degli effetti di questi ultimi sulla salute del lavoratore.
  • Seguono, in ultimo, diverse schede in cui vengono descritti tutti i singoli rischi derivanti dalle singole attività di questo settore, come per esempio gli allevamenti, la serricoltura, l’apicoltura, la selvicoltura e così via.

La pubblicazione di questo documento da parte dell’INAIL, quindi, ha come obbiettivo principale quello di fornire tutte le informazioni necessarie sulle misure di prevenzione e di protezione strettamente legate al rischio per la salute dei lavoratori del settore agro-zootecnico; in altre parole, lo scopo di questo documento è quello di limitare il più possibile l’eventualità di possibili infortuni e di possibili malattie professionali di questo settore.

Infortuni nel settore agricolo: numeri, cause e motivazioni

La pubblicazione di questo documento è diventata necessaria con il passare del tempo: nei soli primi dieci mesi del 2021, infatti, solo nel settore agro-zootecnico si sono registrati 22766 infortuni, 7541 nuove denunce per l’insorgere di malattie professionali e 112 denunce di casi mortali. Le percentuali hanno subito una crescita verticale e, anche per questo motivo, l’INAIL (in collaborazione con il DIMEILA, cioè il Dipartimento di Medicina Epidemiologica e Igiene del Lavoro Ambientale) si è occupata di progettare e di redigere questo documento scritto.

Le motivazioni e le cause di questo fenomeno in crescita sono molteplici e tutte diverse.

  • In molti casi, le varie attività vengono svolte utilizzando macchine e attrezzature prive dei requisiti essenziali di sicurezza e salute sul lavoro.
  • Le condizioni igienico-sanitarie, inoltre, sono tendenzialmente precarie, anche a causa del contatto con i fluidi biologici di origine animale.
  • Gli ambienti e i processi lavorativi non sono di facile standardizzazione.
  • L’età media dei lavoratori di questo settore è spesso molto elevata, specialmente nelle aziende a conduzione familiare; l’arruolamento di nuove figure lavorative, inoltre, spesso non è regolare e queste nuove figure in moltissimi casi non sono né formate né addestrate a dovere per eseguire questa tipologia di mansione.
  • Ultimo, ma non per importanza, bisogna tenere in considerazione anche il fatto che i lavoratori agricoli sono spesso esposti a costanti e continui agenti biologici (fatta eccezione per il settore zootecnico).

Tutti questi fattori fanno in modo che i rischi siano molto alti per i lavoratori del settore agro-zootecnico, che molto spesso non sono nemmeno a conoscenza dei pericoli che corrono ogni giorno: manca infatti, nella maggior parte dei casi, una formazione adeguata, che fornisca agli operatori tutte le informazioni necessarie per quanto riguarda il tema della medicina sul lavoro e per quanto riguarda la valutazione rischio.

Le indicazioni operative

All’interno del settore agro-zootecnico, è di fondamentale importanza adottare determinate procedure standardizzate, che tutti i lavoratori devono conoscere e che devono riguardare anche il corretto uso di tutti gli strumenti e di tutti i materiali necessari.

Oltre a questo, deve essere prestata particolare attenzione anche a tutta un’altra serie di fattori, che potremmo suddividere in fattori comportamentali e in fattori ambientali.

Per quanto riguarda i fattori comportamentali, le norme da seguire sono le seguenti: i colori delle divise devono essere chiari, per poter individuare meglio il vettore; queste stesse divise non devono lasciare parti del corpo scoperte e, quindi, le scarpe devono essere chiuse, i pantaloni devono essere lunghi così come le maniche delle maglie e si raccomanda anche l’utilizzo di un cappello per ripararsi dal sole nelle ore più calde; in ultimo, è assolutamente sconsigliato addentrarsi nelle zone in cui l’erba è più alta, ma si dovrebbe camminare solamente al centro dei vari sentieri.

I fattori ambientali, invece, includono le seguenti norme: è necessario utilizzare repellenti contro gli insetti; devono essere intensificate le attività di igiene ambientale; inoltre, risulta necessaria anche l’installazione di barriere meccaniche, come per esempio zanzariere (che proteggano i lavoratori dalle varie punture di insetti) e impianti di condizionamento per fare in modo che l’aria respirata dai lavoratori non sia mai nociva.

Obblighi e responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro in caso di distacco di lavoro

In questo articolo, come suggerisce il titolo, tratteremo il difficile argomento del distacco di lavoro: capiremo che cosa si intende quando si parla di distacco di lavoro, elencheremo quali sono i ruoli importanti in questo senso e descriveremo le indicazioni operative da attuare in questo tipo di situazione.

Iniziamo, dunque, dalla definizione di distacco di lavoro: con distacco di lavoro si intende qual momento in cui un datore di lavoro mette a disposizione, solo in maniera temporanea, uno o più dei suoi lavoratori dipendenti al servizio di un altro imprenditore o al servizio di un’altra impresa, con lo scopo di soddisfare un proprio interesse legato alla propria azienda. Un aspetto importante da sottolineare è rappresentato dal fatto che la scelta di avvalersi di questo distacco di lavoro non prevede la nascita di un nuovo rapporto tra il lavoratore dipendente e questo altro imprenditore: il lavoratore rimane sempre dipendente del suo datore di lavoro originario, ma verranno modificate le modalità di svolgimento della sua attività lavorativa.

Il decreto che regola la normativa sul distacco di lavoro, inoltre, è piuttosto recente: risale precisamente al 10 settembre 2003. È fondamentale sottolineare l’importanza di questa data, dal momento che, prima dell’emanazione di questo decreto, la prestazione di un servizio ad opera di un lavoratore, dipendente di un datore di lavoro, ad un altro imprenditore era considerato un reato.

Proseguiamo nella spiegazione dell’argomento del distacco di lavoro nei seguenti paragrafi, in cui vedremo nel dettaglio quali sono i ruoli e quali sono le indicazioni operative del distacco di lavoro.

Come cambiano i ruoli professionali con il distacco di lavoro

Come abbiamo anticipato, le figure professionali coinvolte nella procedura del distacco di lavoro sono essenzialmente tre: il datore di lavoro, il suo lavoratore dipendente e l’altro imprenditore (il quale beneficia della prestazione del lavoro da parte del lavoratore). All’interno delle dinamiche del distacco di lavoro, queste tre figure professionali rimangono tali, ma vengono chiamate con nomi diversi: vediamo insieme questi nomi.

  • Il datore di lavoro prende il nome di distaccante ed è, quindi, colui che si avvale dello strumento del distacco di lavoro.
  • Il lavoratore dipendente diventa un lavoratore distaccato ed è oggetto del trasferimento temporaneo, utile a prestare il servizio ad un altro imprenditore.
  • Questo altro imprenditore, dunque, sarà il distaccatario e potrà usufruire dell’attività lavorativa del lavoratore distaccato.

Nonostante il decreto riguardante il distacco di lavoro sia ormai molto diffuso, rimangono comunque molti dubbi circa queste tre figure professionali e, ovviamente, circa i nuovi obblighi e le nuove responsabilità che maturano con l’attuazione della procedura del distacco di lavoro: è importante, quindi, capire chi si occupa (per il tempo utile alla prestazione di questo servizio) di sicurezza e salute sul lavoro e, di conseguenza, chi si occupa di studiare e di applicare i piani generali di sicurezza e chi si occupa della valutazione rischio. Cercheremo di risolvere tutti questi dubbi nel prossimo paragrafo, in cui elencheremo tutte le indicazioni operative da attuare per un corretto ed efficace distacco di lavoro.

Indicazioni operative per il distacco di lavoro

Le indicazioni operative per il distacco di lavoro sono essenziali per regolare quelli che sono le mansioni, gli obblighi e le responsabilità delle tre figure che abbiamo descritto qualche riga fa, cioè il distaccante, il lavoratore distaccato e il distaccatario.

Il primo aspetto importante da sottolineare prevede che il distaccante rimanga il titolare del rapporto di lavoro con il suo dipendente (che diventa, come abbiamo visto, un lavoratore distaccato): resta, quindi, suo il compito di informare e di formare il lavoratore sulla valutazione rischio, cioè su tutti gli eventuali rischi connessi allo svolgimento delle attività per cui viene operato il distacco; inoltre, il distaccante deve fornire al lavoratore distaccato anche tutte le misure di prevenzione e di protezione (e, quindi, i piani generali di sicurezza) da questi rischi, che il lavoratore dovrà rispettare ed applicare.

Il distaccatario, invece, ha il compito di garantire la sicurezza sul posto di lavoro al lavoratore distaccato, di fornirgli tutti gli strumenti utili a questo scopo e di verificarne il corretto utilizzo; anche la sorveglianza sanitaria è un compito del distaccatario, il quale dovrà gestire le eventuali visite e il quale dovrà fornire un addestramento ed una formazione, quando necessari, al lavoratore distaccato.

Al lavoratore distaccato, di conseguenza, resta il compito di attenersi alle misure di prevenzione e di protezione, al fine di evitare possibili ed eventuali incidenti ed infortuni. Qualora dovesse comunque essere vittima di un infortunio o di un incidente, il lavoratore distaccato è tenuto a farne comunicazione al distaccante, il quale dovrà ricevere anche la certificazione medica; nel caso in cui il lavoratore distaccante comunichi al distaccatario (invece che al distaccante) il suo infortunio, sarà compito del distaccatario avvisare il distaccante di quanto è successo.

Da cosa è dovuta la crescita delle morti sul lavoro dopo la pandemia

“”Il lavoro è misura di libertà, di dignità, rappresenta il contributo alla comunità: è strumento di realizzazione di diritti sociali: è motore di rimozione delle disuguaglianze, tema essenziale dopo la pandemia che le ha aggravate e ne ha create di nuove. Premessa di tutto è la sicurezza sul lavoro.””

Queste sono le parole con cui Sergio Mattarella, il nostro Presidente della Repubblica, durante la celebrazione della Festa del Lavoro dello scorso 1° maggio, ha sottolineato il rilievo e l’importanza della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro: la ripresa delle attività lavorative, dopo la sospensione causata dalla pandemia, infatti, ha portato con sé un incremento degli incidenti e delle morti sul luogo di lavoro. È vero che la pandemia ha portato conseguenze molto importanti sul mondo del lavoro, come per esempio l’introduzione dello smart working, tramite il quale il numero degli infortuni è notevolmente ridotto: ma è necessario sottolineare che, purtroppo, non tutti i lavori si prestano alla modalità dello smart working e, proprio per questi ultimi, come dicevamo, il numero di infortuni e di morti non è affatto diminuito né si è ridotto, anzi.

Ma a cosa è dovuta la crescita delle morti sul lavoro dopo la pandemia? Probabilmente alla richiesta folle, fatta ai lavoratori, di aumentare le produzioni: questo prevede una velocizzazione di tutte le procedure e una turnazione poco gestibile tra i vari dipendenti. Bisogna sottolineare che queste misure e i conseguenti infortuni sono stati registrati, ovviamente, nelle imprese più piccole, in cui i controlli risultano chiaramente più difficoltosi. Il risultato di questa fretta incosciente? Gli infortuni o, nel peggiore dei casi, la morte degli stessi lavoratori.

L’importanza di sicurezza e salute sul lavoro

“”Ci rendiamo certamente tutti conto che anche una sola morte rappresenta un costo umano e sociale inaccettabile. Il lavoro è strumento di progresso e di affermazione delle persone, non un gioco d’azzardo potenzialmente letale.””

Ecco altre parole del nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha profondamente a cuore la tematica della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro. L’obbiettivo, da lui enunciato ed incoraggiato, sarebbe quello dei “”zero morti“”: un obbiettivo nobile, necessario, ma che per essere raggiunto necessita di determinare procedure e di determinate misure, da attuare il prima possibile e, soprattutto, da rispettare, per poter garantire a tutti i lavoratori la giusta sicurezza sul luogo di lavoro e per poter salvaguardare, sempre sul luogo di lavoro, la loro salute.

Ogni morte di un lavoratore sul luogo di lavoro, come ha detto il nostro Presidente della Repubblica, rappresenta un enorme costo: economico, sociale, morale e soprattutto umano. Per questo motivo è necessario applicare le nuove misure e le nuove tecnologie, che devono essere studiate al fine di proteggere il mondo del lavoro e al fine di proteggere, di conseguenza, tutti i lavoratori.

I nuovi piani generali di sicurezza sul lavoro dopo la pandemia

Anche i piani generali di sicurezza sul lavoro, dopo un evento come quello della pandemia, hanno dovuto subire e conoscere dei cambiamenti, volti alla salvaguardia del lavoro, della sicurezza e della salute di tutti i dipendenti.

Tutti questi cambiamenti e queste nuove misure all’interno dei piani generali di sicurezza sul posto di lavoro sono stati studiati (e sono ancora studiati) da un RSPP esterno: RSPP è un acronimo, che significa Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione; compito di questo RSPP, oltre che progettare e studiare nel dettaglio questi piani generali di sicurezza, è anche quello di verificare che siano applicati correttamente sul posto di lavoro.

Tra le novità inserite nei piani generali di sicurezza sul lavoro dopo la pandemia, c’è in primo luogo, come abbiamo già accennato, l’introduzione dello smart working: tutti i lavori per cui è stato possibile sono stati eseguiti a distanza. Anche le scuole e le università hanno seguito questo modello, introducendo la modalità della didattica a distanza (anche conosciuta con l’acronimo DAD).

La prevenzione del coronavirus, durante la pandemia, è passata inevitabilmente attraverso l’utilizzo dei cosiddetti dispositivi di protezione: prime tra tutte, le mascherine a protezione respiratoria, siano esse chirurgiche o di tipo FFP2, che si sono rivelate utili per evitare di diffondere il contagio di questo virus. Sempre a questo scopo, sono state molto utili anche le barriere di protezione trasparenti, diffuse, per esempio, nei negozi o negli uffici pubblici, al fine di salvaguardare la salute sia dei clienti sia degli operatori. Ultimo, ma non per importanza, ricordiamo quanto siano stati e quanto ancora siano essenziali i liquidi di sanificazione, sia per la persona sia per gli ambienti.

Tutte queste misure, insieme alla diffusione di questo virus e della pandemia, hanno ridotto in grande misura la socialità di tutti noi, provocando dei cambiamenti anche per quanto riguarda la psicologia dell’essere umano, che va preservata e su cui bisogna lavorare, al fine di non diventare apatici e asociali.

Come gestire e prevenire i rischi dei movimenti ripetitivi in azienda

Il primo articolo della Costituzione Italiana ci rammenta che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Il tema del lavoro, quindi, è essenziale per il nostro Paese e va affrontato con la giusta cura e la dovuta attenzione: legato a questo tema, poi, c’è anche quello della sicurezza sul lavoro, che sappiamo essere fondamentale per tutte le aziende, per tutti i dirigenti d’azienda e per tutti i dipendenti che nelle aziende ci lavorano.

Tra i compiti dei lavoratori, infatti, c’è anche quello di prendersi cura della propria salute e della propria sicurezza negli ambienti di lavoro: ne consegue che i lavoratori sono tenuti ad evitare comportamenti che possano mettere a rischio la loro salute e anche quella dei loro colleghi. Per poterlo fare, sono tenuti a seguire e frequentare alcuni corsi di formazione sulla sicurezza sul posto di lavoro, in modo tale da essere sempre informati su quali rischi possano correre e su qual è il modo per ridurre questi stessi rischi.

Nonostante questo, gli incidenti, gli infortuni e le malattie professionali sono piuttosto diffuse in Italia: le cause sono diverse e molteplici, ma quella su cui vogliamo concentrarci è riconducibile ai movimenti ripetitivi e ripetuti in azienda, specialmente degli arti superiori.

Questo articolo è una guida e come tale ha lo scopo di presentare i rischi dei movimenti ripetitivi per la salute del lavoratore; nei prossimi paragrafi, oltre a capire quali siano questi rischi, verranno elencate anche delle semplici regole, seguendo le quali sapremo come gestire e prevenire i rischi dei movimenti ripetitivi in azienda.

Movimenti ripetitivi: rischi per la salute del lavoratore

Con il termine movimenti ripetitivi, ci si riferisce a tutti quei movimenti che richiedono una ripetizione sistematica e ad alta frequenza di movimenti sempre identici, che richiedono sforzi muscolari degli arti superiori. Questo argomento è di interesse principalmente dei lavoratori dipendenti, ma devono essere conosciuti anche dai dirigenti, i quali devono sempre essere informati sulle condizioni di lavoro dei loro dipendenti e sugli eventuali rischi: i dirigenti possono informarsi sul tema seguendo e frequentando un corso per dirigenti online che tratti di questo argomento.

La valutazione dei rischi sul posto di lavoro deve essere fatta anche in base a quelli che sono i rischi per la salute del lavoratore collegati ai movimenti ripetitivi. Questi rischi sono da suddividere in due categorie: la prima è la categoria delle sindromi muscolo-tendinee, che si manifestano come tendiniti delle diverse parti dell’arto superiore; la seconda è la categoria delle sindromi da intrappolamento dei nervi periferici, tra cui nominiamo la sindrome del tunnel carpale, molto diffusa tra i lavoratori.

Questi rischi per la salute del lavoratore sono tutti da ricondurre all’alta ripetitività di un movimento, combinata anche ad altri comportamenti non propriamente corretti, come per esempio una postura sbagliata, un tempo di recupero e di riposo troppo breve e quindi insufficiente, sforzi troppo eccessivi e vibrazioni trasmesse a tutto il corpo.

Le regole per ridurre i rischi dei movimenti ripetitivi in azienda

La sicurezza sul lavoro a Torino, così come in tutta Italia, è un elemento fondamentale dell’attività lavorativa, così come la valutazione dei rischi. In questo paragrafo, elencheremo delle semplici regole da seguire per ridurre e prevenire i rischi dei movimenti ripetitivi in azienda.

  • Eseguire le azioni nell’ordine assegnato e insegnato.
  • Utilizzare il più possibile entrambi gli arti; le azioni che risultano essere le più semplici possono essere eseguite anche utilizzando la mano sinistra.
  • Evitare di aggiungere azioni inutili, come afferrare più volte un oggetto prima di metterlo nella sua posizione: se non fosse chiaro il metodo di svolgimento di un determinato lavoro, è preferibile chiedere chiarimenti al capo reparto.
  • Non lanciare oggetti ed evitare sempre movimenti bruschi.
  • Controllare che gli attrezzi utilizzati non provochino danni alle mani e alle dita, come compressioni, bolle, calli e arrossamenti.
  • Non sollevare oggetti pesanti utilizzando solo le dita.
  • Se l’impugnatura di un determinato attrezzo o l’esecuzione di una determinata azione costringono il polso a stare piegato troppo a lungo, rivolgersi al capo reparto e chiedere di poter cambiare l’impugnatura dell’attrezzo o di migliorare i punti operativi.
  • Non accelerare il lavoro per finire prima del tempo: è molto meglio prendersi del tempo per far riposare gli arti.
  • Lavorare spesso e troppo a lungo con le braccia sopra l’altezza delle spalle, soprattutto sollevando pesi o eseguendo azioni che richiedono forza, può essere molto dannoso e rischioso per i tendini delle spalle.
  • Rivolgersi al servizio sanitario aziendale nel caso in cui si avvertano dei sintomi, soprattutto se legati all’attività lavorativa.

Quelle che abbiamo elencato sono dieci semplici regole e sono da seguire assolutamente per poter provare a evitare incidenti e infortuni sul lavoro o anche solo per cercare di limitare i rischi legati ai movimenti ripetitivi in azienda.

 

I nuovi protocolli per l’emergenza Covid

Ormai da quello che ci sembra il lontanissimo febbraio 2020, siamo alle prese con l’emergenza covid e con le varie norme e direttive che ne riguardano il controllo e l’arginamento. Come abbiamo già visto in passato, le direttive sono cambiate più volte nel corso di questi anni: l’utilizzo della mascherina nei luoghi aperti e chiusi, le regole riguardanti il green pass e le varie vaccinazioni, il divieto di assembramenti (specialmente nei luoghi chiusi), la regolarizzazione della sanificazione dei locali pubblici e così via.
Probabilmente, con l’inizio del nuovo anno lavorativo e scolastico, le norme ora vigenti cambieranno ancora: ecco perché in questo articolo vi presentiamo i nuovi protocolli covid, in modo da informarvi e mettervi al corrente dei prossimi cambiamenti.
Per il momento, abbiamo detto addio alle mascherine sia nei luoghi aperti sia in quelli chiusi, come ristoranti, musei, cinema e via dicendo, con l’obbligo di indossarla solamente sui vari mezzi di trasporto, quali autobus, treni e aerei; per quanto riguarda l’igienizzazione delle mani, rimane sempre consigliata, così come è consigliato evitare di toccarsi naso, bocca e occhi; con l’andare dei mesi, abbiamo potuto salutare la certificazione verde, che per mesi abbiamo dovuto presentare sia nei luoghi di piacere che in quelli di lavoro. Ed è proprio sulle nuove norme covid riguardanti i luoghi di lavoro che ci concentreremo nei paragrafi successivi.

Come cambiano i protocolli covid nei luoghi di lavoro

Vediamo come il governo e gli esperti del mondo sanitario hanno pensato di modificare e di aggiornare le misure per continuare a combattere e contrastare il covid all’interno delle aziende, mantenendo così sempre alta la sicurezza sul lavoro a Torino.
• È sempre stato importantissimo e ancora lo sarà evitare gli assembramenti: ecco perché gli ingressi e le uscite di tutti i lavoratori dovranno essere ben suddivisi e contingentati, così da riuscire a non creare assembramenti che potrebbero mettere a rischio la salute di chi lavora e, di conseguenza, di tutta l’azienda.
• I datori di lavoro dovranno occuparsi di rifornire e di distribuire a tutti i lavoratori i vari dispositivi di protezione dall’infezione del covid, in modo tale da marginare il più possibile gli eventuali contagi.
I dispositivi di protezione più funzionali e funzionanti, come ormai sappiamo bene, sono le mascherine, specialmente quelle di tipo FFP2, che ormai utilizziamo o abbiamo utilizzato tutti: per quanto riguarda l’utilizzo di questi dispositivi, il governo si è limitato a consigliare fortemente l’utilizzo. Sarà il datore di lavoro a scegliere se consigliarne o obbligarne l’utilizzo ai suoi lavoratori.
• Sarà sempre di competenza del datore di lavoro anche tenere informati i suoi dipendenti per quanto riguarda possibili rischi di contagi all’interno dell’azienda, cosicché ogni lavoratore possa tenere sotto controllo la propria salute e, conseguentemente, anche quella di tutti i suoi colleghi.
• Per far sì che i lavoratori possano operare in un ambiente sicuro e privo di rischi, sarà necessario anche pianificare una profonda sanificazione del luogo di lavoro, che andrà effettuata ogni giorno.
• Nel caso di lavoratori fragili o in condizioni di momentanea fragilità, dovrà sempre essere loro concessa la possibilità di lavorare da remoto o, come ormai ci siamo abituati a dire, in smartworking.
• Compito del dipendente, invece, sarà quello di controllare il proprio stato di salute e, nel caso in cui contragga il covid o nel caso in cui dovesse riscontrare qualche sintomo collegabile al covid, sarà suo dovere non recarsi sul posto di lavoro per evitare di contagiare i propri colleghi.
Ad oggi, le norme hanno subito queste modifiche e rimarranno tali fino al 31 ottobre 2022, data in cui potranno essere aggiornate a seconda dell’andamento epidemiologico.

Controllo delle norme vigenti: la figura del RSPP

Ma chi si occupa del controllo del rispetto di queste nuove norme e della sicurezza sul lavoro a Torino? Le aziende sono tenute ad assumere una serie di professionisti, a cui sarà affidato proprio il compito di sincerarsi che tutte le nuove regole e le nuove norme vengano seguite alla perfezione.
Uno di questi professionisti è il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, anche conosciuto tramite il suo acronimo, RSPP. Questa figura può essere rappresentata da un soggetto esterno all’azienda, da uno interno all’azienda o, in certi casi, può coincidere con il datore di lavoro: ciò che è importante, in tutti e tre i casi, per poter ricoprire questo ruolo è aver conseguito il diploma di istruzione secondaria superiore e aver ottenuto la certificazione che li abiliti a questa professione, che può essere riconosciuta solo dopo aver seguito e frequentato i corsi online RSPP. Diversi sono i compiti del RSPP, oltre al controllo del rispetto delle normative vigenti: si occupano anche della formazione dei lavoratori; studiano tutte le novità in merito alla sicurezza sul lavoro, così da poter rielaborare nuovi piani di sicurezza; individuano i possibili rischi e le rispettive misure di sicurezza.